Barletta, convegno “La città sostenibile è possibile”: «Stop al consumo del territorio»
(6 febbraio 2012) BARLETTA- Stop al consumo del suolo, risorsa limitata e non rinnovabile, aggredito e cementificato oltre le reali necessità abitative della popolazione: se ne è parlato nel corso del convegno “La città sostenibile è possibile”, svoltosi a Barletta sabato 4 febbraio, presso la Sala Consiliare.
All’incontro, organizzato dall’associazione Beni Comuni, con il patrocinio della Regione Puglia, del Comune di Barletta, dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti, conservatori Provincia Bat, di Confcommercio Barletta, Confesercenti Bat, Confindustria Bari e Bat, Legacoop Puglia, Confapi Bari e Bat e UIL Bat, hanno partecipato in qualità di relatori l’architetto Ettore Maria Mazzola, Angela Barbanente, assessore Assetto del Territorio della Regione Puglia e Pietro Sciusco, assessore alla Pianificazione e Assetti del territorio del Comune di Barletta. Presenti anche il presidente e il vicepresidente dell’associazione Beni Comuni, Sabrina Salerno e Francesco Filannino. Moderatore del dibattito il giornalista Roberto Straniero.
Il Comune di Barletta entro il 2013 dovrebbe adottare il Piano Urbanistico Generale (PUG), lo strumento di disciplina urbanistica con cui si definiscono le direttrici di sviluppo degli insediamenti nel territorio comunale, in coerenza con i fabbisogni nei settori residenziale, produttivo e infrastrutturale.
“Il Pug non indica solo dove costruire i prossimi palazzi, ma è uno strumento che con le sue scelte influenza l’economia locale. E’ il programma politico di come si vuol far diventare la città- spiega l’assessore Sciusco- Purtroppo scontiamo gli errori del passato, di un uso indiscriminato del territorio. Dobbiamo invece porci in un’ottica di riqualificazione dell’esistente: è quello che abbiamo fatto in questi sei mesi, grazie ai fondi regionali per la riqualificazione urbana, come accaduto per una parte dell’area dell’ex distilleria”.
Di “urbanistica scriteriata” parla l’architetto Ettore Maria Mazzola, nato a Barletta ma romano d’adozione, autore del libro da cui il convegno ha preso il titolo, con riferimento al modello di sviluppo edilizio e urbano che si è imposto in Italia e nel mondo a partire dal dopoguerra. Mazzola, architetto esperto in restauro e progettazione architettonica e urbana, docente presso la University of Notre Dame School of Architecture Rome Studies, Vice Presidente del Gruppo Salìngaros, Membro dell’International Making Cities Livable, dell’INTBAU e della commissione urbanistica della sezione romana di Italia Nostra, denuncia la realtà di città sviluppatesi oltre le reali necessità degli abitanti, più a misura di “automobili” che non a misura d’uomo; quartieri concepiti come esempi di architettura d’avanguardia ma rivelatisi ghetti invivibili e insicuri: cita gli esempi dello Zen a Palermo e di Corviale a Roma, che andrebbero interamente demoliti e ricostruiti. Un modo alternativo di concepire l’architettura è infatti possibile: un’architettura al servizio della comunità e dell’identità di un luogo, che sappia valorizzarne le tradizioni per creare vivibilità, occupazione, condivisione.
“Il suolo non è un foglio bianco da riempire, buono per tutto”, esordisce l’assessore regionale Angela Barbanente. “La sua tutela è importante dal punto di vista geologico, agricolo, della biodiversità. Il consumo del suolo è un tema importante nell’agenda politica della Regione Puglia, che ha pubblicato numerosi bandi sulla rigenerazione urbana. Purtroppo in Italia il diritto di proprietà ha finito col prevalere sulla tutela del paesaggio, altro diritto costituzionalmente previsto. Il quadro legislativo nazionale purtroppo non aiuta, e negli ultimi anni è addirittura peggiorato”, dichiara l’assessore.
I responsabili dell’associazione Beni Comuni hanno presentato all’assessore Barbanente una proposta di legge che contiene ‘Norme per il contenimento del consumo di suolo e la disciplina della compensazione ecologica preventiva’ sul modello dei progetti di legge già presentati da Legambiente Lombardia e Legambiente Campania ai rispettivi governi regionali. il testo prevede l’obbligo di vincolare a zona verde una superficie pari al doppio di ogni area edificata.
L’auspicio di tutti gli intervenuti all’incontro è che le amministrazioni comunali giungano ad elaborare i Piani urbanistici attraverso percorsi ampiamente partecipati, consentendo ai cittadini di conoscere, valutare ed esporre le proprie esigenze di sviluppo del territorio, riconoscendo che si tratta di un “bene comune”.
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