Liberalizzazioni commercio, vendita del pane di domenica: «Attenti alle multe»

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Caldaia

Si parte da una premessa: occorre attendere ancora qualche settimana, perché il “Decreto semplificazioni” non avrebbe ancora perfezionato e concluso il suo iter. Qualche domanda: “ Incentivando una produzione “h 24”del pane, una produzione industriale, chi dovrebbe smaltire una così grande quantità di merce? I consumatori sanno che mangiare pane caldo di domenica può comportare un aumento sostanziale del prezzo. In generale, l’apertura domenicale non porterà ad un innalzamento dei prezzi?”.

Ma non dimentichiamo che la parola chiave è confusione:  ad Andria non è stata emanata alcuna ordinanza;  a Barletta  non è stata disciplinata l’attività di panificazione; in definitiva nella BAT non sarà ancora possibile vendere pane la domenica. Attenzione, quindi, alle multe. Un rischio che si corre, perché le istituzioni comunali non hanno preso una posizione chiara sui provvedimenti ministeriali: alcuni sindaci affermano che non sarebbero ancora attuabili, facendo riferimento agli “inesistenti 90 giorni per l’inesistente adeguamento”.

La partita si gioca sull’interpretazione dei primi due commi delle “Disposizioni per la promozione e la tutela della concorrenza – Capo I – Liberalizzazioni Art. 31 – Esercizi commerciali.”. Il primo comma è quello relativo agli orari e alle aperture festive dei negozi; il secondo sancisce la possibilità di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura.

Ed è nel secondo comma che si legge: “Le Regioni e gli enti locali adeguano i propri ordinamenti alle prescrizioni del presente comma entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.”.

Questo passaggio tecnico ha indotto molte amministrazioni comunali a commettere gravissimi errori interpretativi. Un errore che poteva, e può essere ancora, evitato. L’invito del Comitato è quello di verificare personalmente quanti e quali danni si creino alle piccole e micro imprese, adottando queste misure liberiste: nel comune di Molfetta, capofila di un piano che aveva nella grande distribuzione il punto forte, imprenditori  lamentano desolazione, desertificazione e abbandono delle vie del centro cittadino, con tanti fittasi e negozi chiusi.

L’auspicio del Comitato è che le Associazioni dei consumatori cerchino di mantenere sempre viva una polemica volta ad esporre i problemi che soffocano gli esercenti; una polemica che si risolva nella prevenzione e cura di questi problemi.

 

Michele Noviello

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1 COMMENT

  1. Questo purtroppo è l’effetto della manovra di Monti: fare un regalo alla GDO e darci la possibilità di passare la domenica dentro i centri commerciali a fare shopping e sfamarci in qualche fast-food, penalizzando così i piccoli negozi che non possono sostenere aperture così prolungate e anche con un riflesso di ridistribuzione del reddito che si concentrerà in mano a pochi.
    Il secondo effetto riguarda le relazioni. I negozi di vicinato, infatti, riescono a costruire un tessuto di relazioni, anche informali, tra persone che genera sicurezza e appartenenza. La loro prevedibile chiusura è quindi un impoverimento della città e della comunità.
    Se poi si vuole seguire l’onda “liberista”, mi sembra che oggi siano rimasti pochi dubbi su “a chi fanno bene” le liberalizzazioni, certo non al consumatore impoverito, anche se magari nei centri commerciali può forse trovare beni di consumo a prezzo più basso.
    Il “costo vero” si paga quindi nel lungo termine con l’aumento di povertà del territorio e più ancora di povertà relazionale.

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